Art Up per la Giornata della Salute Mentale 2017

Siamo felici di condividere con voi le iniziative alle quali partecipiamo in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale.

martedì 10 ottobre presentiamo alla Rotonda della Besana alcune letture di opere d’arte dei musei milanesi accessibili attraverso la tecnologia Qr Code per potenziarne la fruizione in diversi luoghi della città.

Partecipazione: la partecipazione è libera e a ingresso gratuito dalle h 14.00 alla Rotonda della Besana, Via Enrico Besana, 12

domenica 15 ottobre insieme a CLS SUN CHI abbiamo il piacere di condurre i cittadini in un percorso immersivo alla scoperta di Saronno per coniugare arte, autonomia e salute mentale attraverso un itinerario guidato con partenza nei seguenti orari: 14.30 e 16.00 (gruppi da 25 partecipanti). Puoi scaricare la locandina qui.

Le tappe: Palazzo Lazzaroni (ex chiostro convento) Chiesa di San Francesco Piazza Ciuchina e i cortili Villa Gianetti – Centro Studi Chiarismo F. De Rocchi

Iscrizione e partecipazione: I percorsi si svolgono a partecipazione gratuita su prenotazione scrivendo a facilitatoriartup@gmail.com, precisando l’orario preferito: 14,30 oppure 16,00 o iscrizione sul luogo nel gazebo in Piazza Libertà fino a esaurimento posti.

Luogo di ritrovo: Piazza Libertà, almeno 15 minuti prima dell’orario di partenza

 

Vi aspettiamo!

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L’uomo, il vascello e il mare

Nonostante gli innumerevoli tentativi dell’uomo di volere dirigere le proprie forze in un’unica direzione, molto spesso le cose prendono una piega diversa da quella da noi voluta e finiscono per deviare dalla via scelta portandoci in altri luoghi.
L’uomo è così, come un nocchiere, su un vascello durante la tempesta. Non riesce a mantenere la rotta della nave e questa va dove la corrente la porta.

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La creativita’

 

Il pensiero creativo è un pensiero alternativo. Esso dà origine a soluzione estetiche che sono spesso antitetiche e alternative al nostro comune modo di pensare.
Un pensiero che prende corpo attraverso l’immaginazione e la fantasia non può che rappresentare la migliore alternativa al comune modo di pensare.
Il pensiero alternativo si sviluppa attraverso la ricerca personale delle possibili combinazioni degli elementi base (i vocaboli) del nostro discorso artistico.
Gli elementi base si coordinano tra loro e si organizzano in modo da costituire (come nella lingua i vocaboli) le basi del nostro linguaggio artistico.
La creatività è un tipo di abilità: è la capacità di organizzare, di mettere insieme, combinare, secondo una logica fantasiosa e immaginaria, gli elementi base di una forma artistica (elementi sono: le parole per la scrittura, i colori per la pittura, i volumi per la scultura ecc.) in modo originale e inedito dando cosi luogo a un opera che risulti il frutto di tale combinazione.
Questi elementi si legano e concatenano seguendo un criterio armonico dettato dal gusto dell’artista. Sono come le parole che fanno parte di un discorso. Questa logica combinatoria è la base di qualsiasi metodo o processo creativo.
La creatività è la capacità e l’abilità di disporre questi elementi in modo fantasioso e originale (ma anche in qualche caso ironico e scherzoso) cercando soluzioni sempre nuove e alternative.

Francesco.

 

Cosa significa essere felici

 

Essere felici significa aver trovato ciò che ci realizza. L’uomo da sempre è alla ricerca della felicità. Ma per essere felice, alla ricerca della propria felicità va unita la ricerca di sé. Occorre conoscerci e dopo aver capito chi siamo, dobbiamo seguire ciò che ci porta ad  essere felici. Non sappiamo amare e questo può creare in noi degli infelici, può essere un ostacolo al conseguimento della propria felicità. La strada, la via alla felicità è lunga e non libera da ostacoli. Non per questo ci dobbiamo  arrendere. Aver intuito qual è il nostro scopo, per cosa siamo stati creati, a cosa siano portati, in altre parole che posto abbiamo in questo mondo, possono essere tutte motivazioni che ci spingono non solo alla ricerca del nostro benessere, ma allo stesso tempo di quello dell’altro.
Questa mi sembra la chiave di volta di questo discorso: mettere in relazione se stesso con gli altri, non seguire una ricerca affannosa della felicità o farsi guidare (per raggiungerla) dalla propria brama egoistica, ma gettare uno sguardo sul mondo e capire che è importante essere utili a noi quanto agli altri, e che tutto ciò può coincidere col ruolo che ci siamo scelti.

Francesco.

 

Diversita’ e uguaglianza

Della diversità mi sono già occupato altre volte. Dell’uguaglianza ho sempre pensato fosse un argomento facile e di appartenenza alla schiera di quelle persone cosiddette “normali”. Invece, se ben guardiamo, diversità e uguaglianza sono due facce della stessa medaglia. Qui vorrei parlare separatamente di cosa si intende con questi due termini.

Perché siamo uguali. Innanzitutto perché non esiste una netta distinzione tra persona “normale” e persona con “disturbi mentali”. Tutti noi (sani e malati) abbiamo un cervello con due emisferi e tante cellule nervose, una bocca, due orecchie, un naso, delle gambe e delle mani. Tutti abbiamo un corpo il cui funzionamento è identico. Identici, o molto simili, possono essere i nostri comportamenti. Oltretutto, se riusciamo ad avere un dialogo, con uno scambio di opinioni e di esperienze, significa che esiste tra tutte le persone un livello di comunicabilità, un piano comune su cui intenderci che ci consente capirci e di ragionare sui problemi. Questo livello si può estendere a tutti gli uomini e ci consente di parlare una sola lingua (diversamente da quello che si racconta a proposito della Torre di Babele). In questo modo avviene la comprensione. Su questo linguaggio comune a tutti (direi universale) si fonda l’uguaglianza tra gli uomini. In secondo luogo siamo uguali dal punto di vista della fragilità e vulnerabilità. Ciò che è capitato a me (ad esempio una forte depressione) potrebbe capitare a un altro. Tutti possiamo rischiare di ammalarci. Ciò ci pone ancora una volta su un piano di uguaglianza.

In che senso siamo diversi. Nel senso positivo, cioè che per fortuna non siamo fatti con lo stampino, né siamo repliche di un solo individuo. Ma ognuno di noi è costituito da tante sfaccettature e tanti aspetti, peraltro diversi da persona a persona, che ne formano la personalità. Ognuno di noi è un individuo unico, ognuno di noi non sarà mai identico ad un altro. Questo è il modo corretto di intendere la personalità. Diverso è invece quanto ci suggerisce il nostro pregiudizio.

E’ il pregiudizio che ci fa pensare che tutte le persone con “disagio mentale” possano in un momento di rabbia esplodere facendo danni. Ma questo lo può fare benissimo anche una persona “normale” senza per questo essere “disturbata”. E’ sempre il pregiudizio che fa pensare che i matti siano “violenti” e quindi vadano “rinchiusi” o “legati” al letto. Oppure che la persona con disturbi mentali sia pericolosa fino al punto di essere capace di uccidere. E’ sempre dato dal pregiudizio il pensare che chi soffre mentalmente non sia in grado di svolgere un lavoro o una mansione; che la persona che abbiamo di fronte sia da evitare perché “balorda” o “perditempo”.

In realtà la “malattia mentale” fa paura. Costituisce una diversità che spaventa. Ma se questa diversità fa paura è perché manca la conoscenza, perché si identifica la persona col suo male, perché c’è molta ignoranza e poca informazione.

Francesco

 

 

Una buona produzione

Sono contento delle mie opere. Ho sempre invidiato chi produce una grande quantità di opere, chi possiede una forza tale da consentirgli una continua produzione, quasi senza intervallo tra un lavoro e l’altro. Ma poi, guardando dentro di me, mi son detto: qual è lo scopo di una simile produzione? Non è meglio, tra un’opera e l’altra, concedersi una pausa, un momento di riflessione? Data la mia personalità penso che sia giusto poter riflettere su ciò che creo.

Non siamo macchine, né automi, né tanto meno robot. E poi, a quale scopo produrre così tanto? Ritengo che sia umano poter pensare, discutere, riflettere sulle proprie opere. E poi (nell’ipotesi di una creazione continua), tutti questi lavori dove verrebbero collocati? Avremmo sufficiente spazio dove metterli? Quindi, per me, andrebbe bene realizzare anche una scultura all’anno purché questa rappresenti la sintesi, il culmine di un percorso creativo. L’alternativa a questo modo di procedere sarebbero tante opere che, eseguite sotto la spinta di questa corsa a produrre, finirebbero col far perdere di vista al loro autore lo scopo per cui sono state create.

Meglio produrre poco e bene che produrre tanto e male, col rischio, nel secondo caso, di perdere di vista il concetto o l’idea che vogliamo esprimere. Anzi, sono proprio io a sostenere che, nell’arco della nostra vita o parabola artistica, le opere geniali non vanno oltre il numero di 2 o 3. Non occorre essere sempre geniali, ma piuttosto utilizzare l’idea che per prima si è formata nella nostra mente per realizzare un’opera che sia la rappresentazione della nostra immagine mentale. Occorre perciò avere poche idee ma buone. Il resto non interessa. E’ importante la qualità di un lavoro, sono importanti i cosiddetti “valori formali”, quelle caratteristiche estetiche attraverso cui ci è possibile apprezzare, fruire un’opera.

Purtroppo è tipico della nostra civiltà correre, divorare tutto voracemente e velocemente, bruciare tutto. La nostra cultura è onnivora: ci cibiamo di tutto. Non abbiamo più tempo da dedicare a noi stessi.

Non dobbiamo pensare di produrre come delle macchine. La creazione, la creatività sono come piante che crescono in maniera spontanea: non si possono comandare. E’ giusto invece che ognuno di noi produca rispettando i propri tempi, produca anche poche opere, ma significative. E’ giusto rispettare le pause, avere poche idee selezionate e tratte dal nostro immaginario personale.

Francesco

SAVE THE DATE sabato 24 giugno h 17.30 | Il porto di Milano: la Darsena + ArtUperitivo

Cari Amici e Sostenitori,
vi aspettiamo sabato 24 giugno alle ore 17.30 per la visita guidata con aperitivo condotta dai Facilitatori Arte-Salute sui Navigli IL PORTO DI MILANO: LA DARSENA + ARTUPERITIVO.

Programma:
h 17.30 ritrovo a Porta Genova (Metro verde M2)
h 17.45 il Naviglio Grande e i suoi angoli nascosti: Vicolo dei Lavandai e cortile delle Case di Ringhiera
h. 18.15 Darsena e veduta del Naviglio Pavese
h 18.30 il corso di Porta Ticinese: S. Eustorgio e S. Lorenzo
h.18.45 Termine della visita
h. 19.00 ArtUperitivo all’Ostello Bello: aperitivo con i Facilitatori Arte Salute

Biglietti: 10 euro visita guidata + 5 euro aperitivo
La prenotazione è obbligatoria scrivendo a facilitatoriartup@gmail.com

Un itinerario alla scoperta dei misteri legati alla storia affascinante dei Navigli fino alla loro cancellazione. Faremo un tuffo nel passato nelle nostre vie d’acqua dimenticate: dal Vicolo dei Lavandai alle Case di Ringhiera, rincorrendo i riflessi della Gibigiana fino alla Darsena, il porto di Milano. Il percorso prosegue alla ricerca dell’Arca dei Magi in S. Eustorgio fino alle origini della fede cristiana in s. Lorenzo, quando Milano era capitale dell’Impero Romano.
E poi un ArtUperitivo a buffet all’Ostello Bello con i Facilitatori Arte Salute.

L’importanza della figura umana nell’arte

La rappresentazione di sé su una parete o una superficie ha sempre avuto un fascino particolare sull’uomo, questo già a partire dal principio della sua apparizione sulla terra.
Questo perché l’uomo (fin dai tempi remoti, quando ancora abitava nelle caverne) è sempre stato mosso dal desiderio, dalla necessità di proiettare come un’ombra la propria immagine su un supporto o su un muro. Le prime opere della nostra civiltà sono opere parietali. La nascita dell’uomo coincide si può dire con la nascita dell’espressione artistica. Da quando esiste, l’uomo ha sempre trasportato sugli oggetti propri il marchio, il suggello della propria esistenza (un’po’ come avviene con gli ex-libris) indicando così la proprietà, l’appartenenza di un oggetto a sé.
La figura umana è carica di un valore altamente simbolico, valore che ci parla di ogni tempo e di tutti i tempi. E’ qualcosa che sta a testimoniare il nostro passaggio in questa vita, rivendica la nostra presenza nel mondo (anche se questo non ci accetta), nella nostra epoca.
E’ la più alta affermazione di sé. E’ un grido che lacera, squarcia il velo, il silenzio del proprio tempo.
Un urlo che irrompe all’improvviso nel mondo. E’ coscienza di sé.
Per questo motivo il tema dell’uomo rimane sempre un tema attuale.

Francesco

L’acrobata

L’artista è simile a un acrobata. Si muove lungo il confine che separa l’immaginazione dalla realtà. Attraverso un percorso a zig zag passa, transita da un mondo all’altro, portando a tutti quella conoscenza che il pericolo di superare la soglia della normalità ci vieta.
Varcare la soglia che separa i due mondi (mondo reale e mondo dell’immaginazione), per molti di noi, coincide con l’abbandonare le certezze relative al mondo che conosciamo per inoltrarci in un mondo privo di regole e sconosciuto.
Come un acrobata l’artista sfida le leggi del mondo fisico.
La tensione verso ciò che ci appartiene eppure ci è sconosciuto (il mondo interiore) viene equilibrata dalla tensione verso il mondo reale.
Mentre la razionalità ci permette di governare il mondo reale, il mondo dell’immaginazione sembra dominato dalla confusione, dalla mancanza di regole, dal caos e quindi sfugge al controllo della nostra ragione.
Gli antichi greci facevano la distinzione tra il mondo conosciuto che arrivava fino alle “colonne d’Ercole” (lo stretto di Gibilterra) e il mondo sconosciuto che iniziava a partire da tale confine. Questo confine rappresentava il “limite della conoscenza”.
L’artista attinge figure dal proprio immaginario, da quel grande serbatoio costituito dal proprio mondo interiore, mondo popolato da tutte queste figure.
Le figure sono come fantasmi che abitano nella mente: insistono e premono, come un bambino nella pancia materna, per diventare forme reali che occupano uno spazio.
Queste figure o immagini sono le nostre rappresentazioni mentali, attraverso esse noi ci rappresentiamo il mondo e a esso attribuiamo un significato.
L’arte è un linguaggio a sé: che sia pittura, scultura o altro possiede una propria autonomia e ci parla attraverso la propria lingua.
Il linguaggio che usa l’arte è un linguaggio fantasioso e ricco, fatto di simbologie e metafore.

Francesco.                              4-6-2017

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