Visite guidate alla GASC e Gallerie d’Italia

Art up presenta le

Visite guidate condotte dai corsisti di Affetti-Effetti dell’Arte

corso per Facilitatori Arte-Salute

alla scoperta del patrimonio di due musei milanesi.

Le visite sono la tappa finale di un percorso di studio e formazione per riattivare capacità e competenze e sperimentarsi in modo nuovo come guide museali.

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Positività e trasformazione

Tutti nella loro vita possiedono un certo grado di positività, non dipende solo dalla
sensibilità del soggetto ma anche dal contesto in cui vive. Positività il più delle volte viene colta come un’empatia a sé stante senza andare a porsi la domanda del perché e del come nasce all’interno di noi. La vita come qualunque altra caratteristica possiede la
facoltà di porci dei limiti da superare, essi non devono essere visti come problemi da
risolvere ma come consapevolezze da raggiungere, come molte circostanze nella vita è
sempre presente il momento in cui ci poniamo delle domande che sorgono dal nostro più
profondo io con la loro risposta equivalente. Perché parlare di positività in tal senso,
ebbene basta il solo fatto di trovare risposte al perché e ciò indurrà a riconoscere in noi un descriversi di un certo garbo ( provare rispetto per se stessi ) nei nostri confronti. Trovare risposte a determinate domande denota in noi un senso di trasformazione, cioè passare da uno stato mentale a un altro migliore questa è positività. Positività è trovare in una situazione delimitante la via più giusta per uscirne, positività è denominazione di persona solida nel senso che possiede conoscenza dei suoi limiti e dei suoi pregi e pratica nel senso che si riesce a constatare che qualunque problema gli si rivolga con coscienza e
parsimonia del comprendere si può trasformare e superare ogni ostacolo. Trasformazione, passare da uno stato in un altro, potremmo definirci liberamente dei muta forma? Se è possibile delimitare la nostra essenza in un pensiero o in una frase e far comprendere una nostra logica di discorso riguardo ad un argomento, questa stessa definizione ci potrebbe reiterare come un probabile muta forma. Più forme di un contesto qualunque più sorgenti di pensiero, cambiamo continuamente a seconda della condizione e del contesto in cui viviamo. Ci adattiamo, viviamo e amiamo una vita che raramente riflette una nostra logica o pensiero ma questo è del tutto normale, visto che nessuno ha mai descritto la vita come esistenza facile, il suo bello sta nella complessità nella plasmabilità e nella diversità. Il vero scambio o trasformazione sorge nelle piccole cose che accomunano più persone in un contesto uguale o differente e da questo sistema di pensieri colma in un uno scontro di conoscenze collettivo definita in poche parole vita. La vera forza sta nel plasmare le nostre conoscenze e renderci resilienti ad un sistema opprimente che per definizione potrebbe essere una determinata situazione o caos da qui il discorso “non esiste peggior sordo di qualcuno che non vuole ascoltare” che proietta una sola verità sapendo che ne esistono di multiple, aprendosi ad un altro contesto quale unica via perseguibile o verità celata. Semplicemente in risposta non esiste, è qualcosa che si costruisce con il tempo, il fautore di ciò siamo solo noi stessi, in sostanza il sistema opprimente viene a crearsi da più idee contorte e sbagliate ovvero quelle che non creano comunità, integrazione e progresso. Trasformazione anche nel senso come diceva il signor C. G. Jung ovvero “fino a chè non prenderai coscienza, l’inconscio governerà la tua vita e tu lo chiamerai destino”.
Morgana Spiriticchio

Gianni Colombo, Spazio elastico, 1970, Legno laccato ed elastico, 100 X 100 cm, Milano, Gallerie di Piazza Scala.

Rottura ed equilibrio

 

Ci possono essere due tipi di rottura:
a) la rottura come atteggiamento. Essa riguarda la rottura col passato, con la tradizione, di tanta arte d’avanguardia. Ma concerne anche la rottura con l’arte classica, con l’arte ufficiale ecc.
b) la rottura come intervento da parte dell’artista sulla superficie pittorica. In questo caso la rottura avviene con l’inserimento di elementi estranei all’equibrio compositivo  del quadro.
Questi elementi concorrono a modificare la struttura compositiva della tela, rompendo la monotonia e la staticità del quadro. Il tipo di rottura qui esaminato è quasi sempre una forza dinamica, che produce movimento.

Prima di parlare dell’equilibrio esaminiamo perciò il secondo tipo di rottura.

La rottura come intervento

La rottura è un intervento da parte dell’artista che mira a rompere l’assetto, la disposizione degli elementi in un quadro. In genere l’intervento ha la funzione di spezzare, rompere quell’equilibrio compositivo che è dato dalla regola, dall’ordine, dalla distribuzione equa di tutte le parti che si armonizzano sulla superficie piatta della tela. Così, attraverso la rottura, il quadro risulterà più interessante, più vivace e meno monotono. In un quadro possono esistere più elementi di rottura.
Rompere l’equilibrio di un lavoro equivale spesso a introdurre nel suo contesto una disarmonia che ne muta l’aspetto, il carattere. L’opera attraverso il contrasto si trasforma. La tensione causata dal nuovo elemento introdotto la converte in un’opera più dinamica. Le disarmonie in arte sono l’equivalente delle dissonanze in musica.

L’equilibrio

Una pittura equilibrata è una pittura in cui le parti sono in dialogo tra loro, senza che l’una predomini sull’altra. In questo senso il loro rapporto  viene definito armonico, equilibrato.
Insomma, se non c’è predominio di un elemento sull’altro, si dice che le parti sono in equilibrio tra loro. Ma l’equilibrio pittorico si raggiunge anche attraverso la distribuzione calcolata dei pesi sulla tela. Se, per esempio, lo spazio pittorico di una superficie  in basso a destra è occupato da una macchia nera, questa, col suo peso, romperà l’equilibrio della composizione. Per riequilibrare il tutto occorrerà perciò controbilanciare il peso con un’altra macchia nera posta sulla parte bassa a sinistra. Le parti in una composizione equilibrata sono tutte distribuite in maniera equa sulla sua superficie. L’equilibrio è dato dall’ordine, dalla regola e dalla disposizione giusta e proporzionata delle parti.

Francesco.                              3-3-2018

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La soglia invalicabile. Commento all’opera “Ragazza che cammina” (1966) di Michelangelo Pistoletto.

 

Quest’opera rappresenta una porta. Attraverso questa porta noi entriamo in contatto con la nostra immagine riflessa. La nostra immagine, come in un carosello di figure, si alterna con le immagini di altri spettatori.
Il pubblico è anche l’opera, fa parte di questa, perde la sua neutralità.
Tra noi e la nostra immagine si frappone una figura che si trova sulla soglia della porta. La figura ha funzione di cerniera, confine tra noi e il nostro riflesso. E’ la mediatrice tra lo spazio reale e lo spazio virtuale dell’opera.
Il confine, però, è puramente ideale, si può pensare, si può cogliere solo attraverso l’occhio della mente. Ma non possiamo andare contro questo limite, lo specchio, fatto di materiale duro e lucido, non ce lo consente. Possiamo solo vedere cosa c’è oltre.
Il punto di vista di quest’opera non è più statico, ma in continuo movimento. Se, nella pittura antica coincideva con quello dell’artista determinandone la visione, ora è il pubblico che lo genera attraverso la posizione che occupa nello spazio davanti l’opera. Il soggetto non è più uno, esistono tanti soggetti quanti sono gli spettatori che vengono riflessi in questo lavoro.
I due mondi, mondo reale e mondo virtuale, ci appaiono perciò distinti, separati da questo confine immaginario. Sono tuttavia collegati tra loro attraverso questa porta che ci introduce (un po’ come avviene nella fiaba di “Alice nel paese delle meraviglie”) si apre a questa nuova realtà.
Lo spazio reale prosegue in quello virtuale, si prolunga in questo. La porta ci permette di affacciarci al mondo riflesso, un po’ come la pittura antica ci consentiva di affacciarci al mondo immaginario che della realtà costituiva la sua copia.
Ci troviamo ancora di fronte ad una rappresentazione: non quella di una pittura, non quella fotografica, ma quella ottenuta attraverso la visione speculare di una superficie riflettente.

Francesco.                            24-2-2018

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Commento ad un’opera di Enrico Baj

 

Una caratteristica di questo quadro è la compresenza di tradizione e modernità.
Se da una parte Enrico Baj si pone (come tutti gli artisti d’avanguardia) contro la tradizione, il passato, dall’altra si avvale di un linguaggio artistico ancora rispettoso dei principi tradizionali.
Fanno parte di questo linguaggio: il soggetto, la disposizione e l’accostamento dei colori (peraltro gradevoli), il disegno (costituito da una linea che fa da contorno), il gusto per la composizione. Tutti questi elementi concorrono a fare di quest’opera un lavoro ancora in linea con tutta la tradizione.
Enrico Baj utilizza la tecnica del collage polimaterico; incolla, accosta e sovrappone materiali diversi.
Attraverso un estremo realismo giunge a una pittura che paradossalmente è anti-realistica, dunque contro la tradizione.
Tutto lo sforzo della pittura antica era teso a giungere, attraverso l’arte, a una copia fedele della realtà. Questo è stato per molto tempo l’interesse maggiore sia per il pubblico che per gli artisti: fare una pittura che rispettasse il criterio della verosimiglianza. Tanto più la pittura riproduceva con aderenza la realtà, tanto più il pittore veniva considerato bravo, veniva apprezzato e ammirato. Questo tipo di pittura suscitava lodi in tutti coloro che l’osservavano, un senso di stupore e meraviglia. Veniva cosi premiata l’abilità tecnica con cui il pittore riproduceva la realtà.
Con l’arte moderna questo criterio è venuto meno, ha perso d’importanza, è stato messo in discussione.
L’artista volge ora il proprio sguardo verso un’altra realtà: la realtà soggettiva.
Il mondo interiore, la fantasia creativa, propria di ciascun artista, diventano l’oggetto principale di tutta la ricerca dell’arte moderna.

Francesco.                            4-11-2017

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AFFETTI EFFETTI DELL’ARTE. IL WORKSHOP

AFFETTI EFFETTI DELL’ARTE. IL WORKSHOP

“LE IMMAGINI DELLA MENTE NELL’ARTE CONTEMPORANEA”

A febbraio inizia il workshop “Affetti Effetti dell’Arte. Le immagini della mente nell’arte contemporanea” alle Gallerie d’Italia di Piazza Scala sulla Collezione del Novecento.
Come anticipato ad alcuni di voi, pubblichiamo il calendario delle date.

Consigliamo la prenotazione scrivendo a facilitatoriartup@gmail.com
La partecipazione è libera e gratuita, fino a esaurimento posti.

Durata delle lezioni: 2 h, dalle h 15 alle h 17.00

Gallerie d’Italia Piazza della Scala, 6 Milano

CALENDARIO DEL CORSO

23 febbraio. Confine/Sconfinamento. Cercarli, riconoscerli e discuterne nell’arte contemporanea

2 marzo. Equilibrio/Rottura.  Cercarli, riconoscerli e discuterne nell’arte contemporanea

9 marzo. Fissità/Trasformazione.  Cercarli, riconoscerli e discuterne nell’arte contemporanea

23 marzo. Nuove prospettive sull’arte: cosa possiamo imparare dalla filosofia

in collaborazione con I Ludosofici

13 aprile. Nuove prospettive sull’arte: cosa possiamo imparare dal teatro

in collaborazione con Dramatra’

18 maggio. Visita guidata alle Gallerie aperta al pubblico

a cura dei Facilitatori Art Up

Incontri a cura di Giulia Bombelli, Barbara Garatti  dei Facilitatori Art Up  e con il supporto psicoanalitico  di Elisabetta Franciosi


Al termine del corso verrà rilasciato ai partecipanti ai 5 incontri  un attestato di partecipazione.

 

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Franco Guerzoni, Un cielo di stelle rotte, 1991,Tecnica mista su carta e tela, 210 X 115 cmMilano, Gallerie di Piazza Scala

Le due metà

Il tema dell’amore viene trattato da Platone nel suo dialogo intitolato Simposio. Qui si dice che, un tempo l’essere umano era androgino, cioè partecipava della natura sia maschile che femminile. I primi esseri viventi erano perciò maschio e femmina insieme. A causa della loro arroganza, tentarono la scalata al cielo, per assalire gli dei. Zeus, allora, per renderli più deboli e quindi inoffensivi, decise di dividere ciascuno di loro in due metà. Nacquero, in questo modo, l’uomo e la donna. Da allora “le due metà” tentano di ricongiungersi per completarsi e così ricostituire l’unita originaria. Ogni metà è alla ricerca dell’altra, cioè del suo complemento. Simposio indica lo sfondo, la circostanza e il luogo (ovvero la “cornice”) in cui Platone immagina che avvenga il suo dialogo sull’amore. Ma la parola greca indica anche quella parte del banchetto durante la quale, in epoca greca e romana, si degustava il vino. La mia coppia con i calici è, perciò, perfettamente in accordo con questo tema. Il tema del Simposio si intreccia bene con quello dell’amore, pertanto trovo giusto rappresentarlo con questa coppia.

Francesco.                              7-1-2018

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Buone Feste da Art Up

Cari Amici e Sostenitori,
vi auguriamo di trascorrere delle felici e rigeneranti festività per ripartire alla grande nel 2018, abbiamo in serbo per voi tante nuove attività!
Continuate a seguirci…

Peter Doig, Ski Jacket, 1994, olio su tela (dettaglio), Tate Modern, Londra

Una sfida vincente da matti

Con grandissimo piacere condividiamo questa bella recensione di Marco Garzonio sull’evento di sabato e domenica 2 e 3 dicembre al Museo Diocesano pubblicata oggi 5 dicembre 2017 sulla prima pagina del Corriere della Sera ed. Milano.

 

Corriere della Sera ed. Milano
05/12/2017
pag. 1
Arte e disagio. Una sfida vincente da matti

Il museo diocesano dedicato a Martini del cardinale ha preso nome e spirito sostenendo l’esperienza di affidare a persone con disagio psichico di far da guida all’Adorazione dei pastori, la straordinaria tavola prestata dalla Galleria nazionale dell’Umbria sino al 28 gennaio. L’iniziativa, di indubbio valore intrinseco, è anche il segnale di un’«altra Milano», che partiti e istituzioni dovrebbero ascoltare. Da come risponde alle necessità dei deboli infatti la politica risulta credibile e capace di puntare a valori umani, diritti, visione del mondo e della vita. L’evento del Diocesano corona un sogno a lungo coltivato da un gruppo di psichiatri, psicologi, operatori sociosanitari. Attraverso «Art up», associazione nata su base volontaria, si sono posti obiettivi, in stile ambrosiano: vincere la frustrazione di lamentarsi delle inadempienze e dell’insensibilità di amministratori che non vedono ritorno d’immagine e consensi dall’occuparsi dei «matti»; dialogare, oltreché con le famiglie dei malati, con un’opinione pubblica che già guarda con diffidenza il diverso (pensiamo agli stranieri) e che di fronte alla follia ci mette un di più di paura; reazione spiegabile davanti a episodi di cronaca per fortuna circoscritti, ma affrontabile se vengono provati motivi capaci di confutare nei fatti pregiudizi e timori arcaici. La quadratura del cerchio è esplorare le aree di confine tra psiche e arte.
segue da pagina 1
Mostrare che una persona con disabilità psichica può formarsi professionalmente e fare la guida con competenza e tratto umano che la rendono perfettamente uguale ai colleghi che escono dalle scuole e non si portano addosso lo stigma del disagio mentale e dell’esser seguiti da servizi psichiatrici. Affidandosi all’arte la democrazia può rivedere nozioni usuali di normalità. Nella mission «facilitatori arte-salute» quelli di Art up esprimono una concezione della cura, della dignità dell’uomo, del lavoro come realizzazione di sé e un’idea di città intesa come luogo d’incontro, di narrazione e condivisione di storie di riscatto. Al Diocesano i promotori hanno arricchito un percorso già sperimentato con Gallerie d’Italia, Museo del Novecento, itinerari sui Navigli, in un dialogo fecondo di pubblico e privato. Il passo successivo sarà far diventare immaginario e pensiero condiviso che cambiare mentalità si può. Ha detto l’arcivescovo Delpini in Duomo domenica a chi cura: «Costruiamo la città attorno alle fragilità».

Marco Garzonio

© RIPRODUZIONE RISERVATA

2 e 3 dicembre: un weekend d’arte a Milano

Questo weekend i Facilitatori Arte-Salute vi aspettano in due musei di Milano per un appuntamento di arte e cultura:
– al Museo Diocesano
sabato 2 DICEMBRE ore 16
domenica 3 DICEMBRE ore 12
per l’ADORAZIONE DEI PASTORI di Perugino 
Piazza Sant’Eustorgio 3, Milano

Grazie a una collaborazione con il Museo Diocesano un Facilitatore Arte Salute ti guiderà alla scoperta del Capolavoro per Milano: L’Adorazione dei Pastori del Perugino.
Attività gratuita per i visitatori del museo.
– alle Gallerie d’Italia
domenica 3 DICEMBRE dalle 14 alle 17
per la DOMENICA AL MUSEO
piazza Scala 6, Milano
Anche domenica 3 dicembre alle Gallerie d’Italia (piazza Scala 6), come tutte le prime domeniche del mese, potrai incontrare nelle sale del museo i Facilitatori Arte Salute che ti racconteranno in modo nuovo l’opera d’arte e il disagio psichico. Chiedi la mappa in biglietteria!
L’ingresso è gratuito.